RWM. Repùblica contro l’economia di guerra di Todde
Repùblica a Domusnovas contro l’economia di guerra sostenuta dalla classe politica sardo-italiana. Una delegazione di attiviste e attivisti di Repùblica è presente alla manifestazione di Domusnovas contro l’ampliamento della RWM. Nell’intervento pubblico Simone Maulu, del Coordinamento Nazionale di Repùblica ha illustrato i seguenti concetti.
L’indipendentismo è sempre stato in prima linea nella lotta contro l’occupazione militare della nazione sarda. Quindici anni fa, vent’anni fa, quando si parlava di occupazione militare eravamo in pochi a farlo. La destra non ne parlava per ovvie ragioni mentre quella che continuiamo a chiamare sinistra, dalla quale ci si aspetta sempre maggiore sensibilità, non solo non ne parlava ma spesso era addirittura a favore, perché in nome del lavoro ha sempre giustificato qualsiasi porcheria, dall’industria militare all’industria chimica.
Adesso finalmente il clima è cambiato e su questi temi c’è molta più sensibilità, anche e soprattutto tra i giovani e gli studenti. E questo ci dà speranza.
Dall’altra parte c’è la classe politica unionista sarda, la Presidente Todde, che con un gioco di prestigio, tenta di farci credere di essere contraria ma costretta ad approvare l’ampliamento della RWM.
Cerca di far passare come decisione tecnica quasi obbligata una scelta che è, invece, puramente politica.

Se a decidere è la burocrazia la politica a cosa serve? A cosa serve essere eletta governatrice se poi non puoi governare?
La verità è che il “campo largo” questo ampliamento lo vuole. Perché come tutte le forze politiche italiane non è qui per fare gli interessi della Sardegna e rappresentare nelle istituzioni il popolo sardo. Gli unionisti progressisti sono lì per fare gli interessi dello Stato italiano e delle multinazionali. Questi sono i risultati che si ottengono quando anziché votare un progetto politico, una visione, un’idea, si cade nella scelta al ribasso di votare il meno peggio.
Noi non crediamo ai giochi di prestigio e sappiamo bene che Alessandra Todde, in qualità di Presidente della Sardegna, avrebbe potuto opporsi con la forza istituzionale e con quella popolare, a costo di aprire uno scontro con lo Stato italiano.
Invece si preferisce sempre la strada dell’ipocrisia: quella di farsi fotografare con la bandiera della Palestina e poi dare il via libera, incolpando la burocrazia, all’ampliamento della fabbrica che produce i droni kamikaze per Israele e le armi per uccidere i Palestinesi.
E poi si arriva addirittura alla giustificazione da parte della Presidente di non essere presente alle manifestazioni perché lei è “una persona seria”. Questa è la sensibilità di chi ci governa.
Se Todde avesse avuto coraggio, se avesse avuto delle idee in cui credere avrebbe messo lo Stato italiano all’angolo. Avrebbe forzato il sistema anziché assecondarlo. Avremmo voluto vedere lo Stato che commissaria la Sardegna e rimuove la Governatrice perché non autorizza l’ampliamento di una fabbrica di armi. Almeno si sarebbero visti tutti i limiti dell’autonomia, si sarebbe visto chi comanda davvero.

Noi siamo a Domusnovas perché non vogliamo essere complici di tutto questo. Noi siamo a Domusnovas perché crediamo che la Sardegna debba essere un’Isola di pace e la vogliamo costruire insieme a tutte le persone che vogliono essere artefici del proprio destino. E dove tutti coloro che scelgono di vivere in questa terra possano farlo in maniera dignitosa.
Vogliamo costruire un mondo senza armi, senza modelli universali che annientano le culture, un mondo che rispetti il diritto all’autodeterminazione dei popoli.
Viviamo nell’era tecnologica, nell’era dell’intelligenza artificiale. Oggi grazie all’avanguardia tecnologica potremmo inaugurare una nuova era dell’umanità dove la tecnologia può essere utilizzata per migliorare la vita, per permetterci di lavorare meno e lavorare tutti, andando verso un reddito universale che ci permetta di goderci la vita, il tempo, le passioni. E non di dover combattere contro questi barbari. Perché a tecnologia è al servizio della morte, viene sviluppata per uccidere.
Ci hanno venduto l’idea che in nome di un salario si può accettare tutto. Ci hanno ridotto in una miseria umana tale che arriviamo a concepire come eticamente giusto che un operaio per poter sostenere i propri figli debba costruire ordigni che uccidono i figli di altri.
Noi a questo ricatto non ci siamo mai stati, perché la dignità non si baratta, la sovranità non si vende. E perché non vogliamo essere complici della catena della morte.
Perché siamo ancora un popolo e siamo ancora una nazione solidale con gli altri popoli che lottano per la libertà e per la pace.
