Vertenza entrate: senza la Sardegna l’Italia non ce la può fare
Repùblica denuncia con forza la gestione politica che ha portato alla chiusura della vertenza entrate nel dicembre 2025 con un accordo da 1,39 miliardi di euro, a fronte di un debito storico che, solo per il periodo 1991–2004, era stimato in circa 10 miliardi di euro sulla base di studi della Fondazione Agnelli e di fonti ministeriali.

Il problema
Sin dal 2004 denunciamo che lo Stato italiano doveva alla Sardegna una cifra attorno ai 10 miliardi di euro. Un dato che risulta dagli studi della Fondazione Agnelli e da altre fonti ministeriali italiane. In pratica lo Stato italiano non restituisce alla Sardegna i sette decimi dell’IRPEF riscossa nell’Isola assieme a quote analoghe di altre imposte e IVA.

La proposta
In Sardegna esiste un’agenzia delle entrate, la ASE, che si occupa di accertamenti tributari ma non riscuote direttamente le tasse. Ma secondo l’art. 9 dello Statuto la Regione può effettuare essa stessa la riscossione. La proposta di Repùblica è di trasformare questa agenzia in un ente di riscossione, in modo che il denaro rimanga in Sardegna.

I vantaggi
Pagare le tasse in Sardegna significherebbe che allo Stato italiano, nella vigenza dell’attuale Statuto, verrebbero girate solo le somme spettanti. Tuttavia, dato che il credito vantato dalla Sardegna, tale versamento verrebbe trattenuto fino a copertura dell’ammontare complessivo maturato. Avremmo liquidità immediata per la nostra economia.

La fattibilità
Già oggi, applicando l’attuale Statuto regionale, la Sardegna sarebbe in grado di mettere in pratica la nostra proposta. Non ci sarebbe alcuna violazione dell’ordinamento giuridico italiano. L’unico ostacolo è di natura politica e attiene all’incapacità dell’attuale classe dirigente sarda. La quale risponde a logiche e interessi distanti rispetto a quelli del popolo sardo.
La vertenza entrate non è stata chiusa, è stata svenduta.
La classe politica unionista conferma la propria incapacità ad agire nell’interesse del popolo sardo e regala 9 miliardi di euro allo Stato italiano.

Repùblica ritiene inaccettabile che un credito accumulato per oltre quindici anni, quantificato in 10 miliardi, mai riconosciuto dallo Stato e mai recuperato dalle Giunte regionali, sia stato cancellato di fatto con un accordo che copre solo il periodo 2010–2024 con una cifra di poco più di un miliardo.
Una differenza enorme, che certifica e conferma la totale incapacità della classe politica sarda unionista nel difendere i diritti e gli interessi del popolo sardo, già denunciata dagli indipendentisti sin dal 2004.
Chiamare “chiusura della vertenza” e definire “storico” un accordo che recupera poco più di un decimo del credito pregresso – maturato tra il 1991 e il 2004 – significa prendere in giro il popolo sardo. È l’ennesima dimostrazione di quanto la Sardegna abbia bisogno di veri strumenti di sovranità fiscale.
Per la vera Agenzia Sarda delle Entrate: riscuotiamo le nostre tasse e cancelliamo il debito dell’Italia nei nostri confronti.
L’accordo 2025 tra Giunta Todde e Stato italiano certifica l’impossibilità per la classe politica sarda unionista di difendere gli interessi della nazione sarda e autorizza definitivamente lo scippo istituzionalizzato delle risorse economiche dei sardi.
La nostra proposta,
in breve
Il movimento indipendentista Repùblica ribadisce la necessità di istituire una vera Agenzia Sarda delle Entrate, dotata di competenze piene di accertamento e riscossione dei tributi maturati in Sardegna, come previsto dallo Statuto ma mai attuato realmente.
La proposta riprende i contenuti della storica proposta di iRS del 2005 e della battaglia per la legge di iniziativa popolare promossa dagli indipendentisti nel 2012, che raccolse oltre 31.000 firme per chiedere il passaggio da un sistema di semplici quote fiscali a un sistema di fiscalità primaria regionale, in cui la Sardegna incassa tutto e solo dopo conferisce allo Stato quanto dovuto.
Le istituzioni sarde non possono più essere subalterne allo Stato italiano. La Sardegna deve incassare direttamente le imposte maturate nel suo territorio, come già previsto dallo Statuto. La Sardegna ha diritto a riscuotere le proprie entrate, come già fanno regioni europee con autonomia fiscale avanzata.
L’accordo da 1,39 miliardi non chiude nulla: apre una nuova stagione di riforme, conferma l’urgenza strutturale di sovranità fiscale e di autodeterminazione nazionale. Per Repùblica la riforma statutaria deve attribuire alla Sardegna il controllo del proprio denaro. Solo così potremo costruire un’economia forte e finalmente libera dalla subordinazione finanziaria imposta dallo Stato italiano.

L’audizione di Repùblica in Commissione Speciale sulla legge statutaria.
Il 4 dicembre 2025 una delegazione di Repùblica, rappresentata da Gabriele Littera – Sindaco di Serramanna e Presidente di Corona de Logu – è stata audita in Regione dalla “Commissione Speciale sulla legge statutaria e sulle norme di attuazione dello Statuto Speciale”. In questa occasione gli indipendentisti hanno illustrato le loro proposte storiche sulla legge statutaria e sullo statuto, ribadendo che senza sovranità fiscale reale nessuna riforma statutaria potrà garantire alla Sardegna gli strumenti necessari per superare l’attuale crisi economica, politica e democratica.
CRONOLOGIA DELLA VERTENZA ENTRATE
1991-2004
Le origini
La vertenza riguarda il mancato versamento di una larga parte delle entrate tributarie spettanti alla Regione Sardegna in base all’art. 8 dello Statuto speciale.
Lo Statuto assegna alla Regione 7/10 dell’IRPEF riscossa sull’Isola e quote analoghe di altre imposte e IVA.
In realtà, lo Stato ha restituito solo 4/10 dell’IRPEF, trattenendo una parte consistente delle entrate.
Secondo studi della Fondazione Agnelli e fonti ministeriali, tra il 1991 e il 2004 il debito accumulato dallo Stato verso la Sardegna ammontava a circa 10 miliardi di euro.
Nel 2004 la questione esplode in campagna elettorale, sostenuta da movimenti indipendentisti come iRS, e viene fatta propria dal governo regionale guidato da Renato Soru.
2004-2005
LA PROPOSTA DI IRS
iRS propone la creazione della Cassa Sarda delle Entrate, per riscuotere le tasse dei sardi, trattenerle in Sardegna, e girare allo Stato solamente il dovuto. Due anni di iniziative, proposte, incontri, azioni territoriali, occupazioni, volantinaggi e riflessioni politiche sulla necessità di sovranità fiscale per la nazione sarda.
2004-2008
la fase soru
Soru porta avanti la vertenza come tema centrale della sua giunta.
In sede di trattativa con lo Stato, si ipotizza un accordo per ridurre il credito da 10 miliardi a
5 miliardi di euro, da rimborsare in dieci anni con rate da circa 500 milioni €/anno.
Tuttavia, l’accordo non viene mai pienamente attuato.
Nel novembre 2005, il Consiglio regionale scrive al primo ministro Silvio Berlusconi contestando gli impegni del Governo.
Lo Stato proponeva un anticipo di circa 99,7 milioni di euro (193 miliardi di lire) per ciascuno degli anni 2004 e 2005.
La Regione giudicò questa somma insufficiente, poiché rappresentava solo 2/10 dell’IVA, e ribadì la necessità di una soluzione complessiva del contenzioso.
2012
31mila firme
Nel giugno 2012 il comitato Fiocco Verde, legato al movimento indipendentista ProgReS, raccolse oltre 31.000 firme per una proposta di legge regionale di iniziativa popolare.
L’obiettivo era creare un’Agenzia sarda delle entrate con competenze sulla riscossione dei tributi, per garantire alla Regione un controllo diretto sulle entrate spettanti in base allo Statuto speciale.
La proposta nacque nel pieno della vertenza entrate, come risposta politica e sociale al mancato trasferimento delle quote fiscali da parte dello Stato.
Nonostante il sostegno trasversale e numerosi ordini del giorno approvati nei consigli comunali, la proposta non fu mai tradotta in legge.
2009-2012
fase cappellacci
La Regione iscrive a bilancio le prime “rate” di rimborso attese (circa 500 milioni €/anno).
La Corte dei Conti impugna il bilancio, contestando la legittimità di contabilizzare crediti non ancora riconosciuti dallo Stato.
La vertenza rimane aperta e diventa oggetto di ricorsi alla Corte Costituzionale.
2014-2024
pigliaru e solinas
Pigliaru avvia tavoli tecnici con il Ministero dell’Economia, stimando il credito in circa 1,7 miliardi di euro, ma senza accordo definitivo.
Solinas mantiene la linea della rivendicazione, insistendo sul riconoscimento delle somme dovute.
La vertenza rimane irrisolta.
2016
nasce a.s.e.
L’Agenzia sarda delle entrate (ASE) fu istituita solo nel 2016 con la Legge regionale n. 25 del 28 ottobre 2016.
Le sue funzioni principali sono:
– Gestione accentrata delle attività di vigilanza, controllo e riscossione dei tributi regionali propri (es. tassa automobilistica, IRAP regionale).
– Monitoraggio delle entrate da tributi devoluti e compartecipati.
– Verifica dei versamenti delle quote di gettito erariale spettanti alla Regione, inclusi quelli previsti dal D.Lgs. 9 giugno 2016 n. 114.
L’ASE non ha mai avuto poteri diretti di riscossione su IRPEF e IVA, che restano tributi statali
gestiti dall’Agenzia delle Entrate nazionale.
La Regione Sardegna riceve solo le quote di compartecipazione previste dallo Statuto (7/10 dell’IRPEF e quote analoghe di IVA e altre imposte), ma la riscossione rimane centralizzata a livello statale.
In pratica, l’ASE può monitorare e verificare i flussi, ma non incassare direttamente queste imposte. La proposta di iRS del 2005 e le 31mila firme del 2012 rappresentavano un tentativo di dare alla Sardegna un vero strumento di autonomia fiscale, ma rimase lettera morta. L’Agenzia sarda delle entrate istituita
nel 2016 ha funzioni più limitate: gestisce i tributi regionali e monitora le quote spettanti, senza poteri diretti su IRPEF e IVA.
2025
chisura todde
Nel dicembre 2025 la presidente Alessandra Todde firma con il ministro Giancarlo Giorgetti l’accordo che chiude la vertenza:
– 1,39 miliardi di euro in quattro anni.
– Compensazioni 2010–2024.
-Risorse aggiuntive per il 2025–2026.
La Regione ritira i ricorsi pendenti e destina parte delle risorse agli enti locali e alle politiche sociali. L’accordo sancisce anche il riconoscimento del principio di insularità, con fondi specifici per compensare i costi aggiuntivi legati alla condizione geografica.
2025
sovranità
La Sardegna ha diritto a riscuotere le proprie entrate, come già fanno regioni europee con autonomia fiscale avanzata.
L’accordo da 1,39 miliardi non chiude nulla: apre una nuova stagione di riforme, conferma l’urgenza strutturale di sovranità fiscale e di autodeterminazione nazionale.
Per Repùblica la riforma statutaria deve attribuire alla Sardegna il controllo del proprio denaro. Solo così potremo costruire un’economia forte e finalmente libera dalla subordinazione finanziaria imposta dallo Stato italiano.
