Vertenza entrate: senza la Sardegna l’Italia non ce la può fare

Repùblica denuncia con forza la gestione politica che ha portato alla chiusura della vertenza entrate nel dicembre 2025 con un accordo da 1,39 miliardi di euro, a fronte di un debito storico che, solo per il periodo 1991–2004, era stimato in circa 10 miliardi di euro sulla base di studi della Fondazione Agnelli e di fonti ministeriali.

Il problema

Sin dal 2004 denunciamo che lo Stato italiano doveva alla Sardegna una cifra attorno ai 10 miliardi di euro. Un dato che risulta dagli studi della Fondazione Agnelli e da altre fonti ministeriali italiane. In pratica lo Stato italiano non restituisce alla Sardegna i sette decimi dell’IRPEF riscossa nell’Isola assieme a quote analoghe di altre imposte e IVA.

La proposta

In Sardegna esiste un’agenzia delle entrate, la ASE, che si occupa di accertamenti tributari ma non riscuote direttamente le tasse. Ma secondo l’art. 9 dello Statuto la Regione può effettuare essa stessa la riscossione. La proposta di Repùblica è di trasformare questa agenzia in un ente di riscossione, in modo che il denaro rimanga in Sardegna.

I vantaggi

Pagare le tasse in Sardegna significherebbe che allo Stato italiano, nella vigenza dell’attuale Statuto, verrebbero girate solo le somme spettanti. Tuttavia, dato che il credito vantato dalla Sardegna, tale versamento verrebbe trattenuto fino a copertura dell’ammontare complessivo maturato. Avremmo liquidità immediata per la nostra economia.

La fattibilità

Già oggi, applicando l’attuale Statuto regionale, la Sardegna sarebbe in grado di mettere in pratica la nostra proposta. Non ci sarebbe alcuna violazione dell’ordinamento giuridico italiano. L’unico ostacolo è di natura politica e attiene all’incapacità dell’attuale classe dirigente sarda. La quale risponde a logiche e interessi distanti rispetto a quelli del popolo sardo.

La vertenza entrate non è stata chiusa, è stata svenduta.

La classe politica unionista conferma la propria incapacità ad agire nell’interesse del popolo sardo e regala 9 miliardi di euro allo Stato italiano.

Repùblica ritiene inaccettabile che un credito accumulato per oltre quindici anni, quantificato in 10 miliardi, mai riconosciuto dallo Stato e mai recuperato dalle Giunte regionali, sia stato cancellato di fatto con un accordo che copre solo il periodo 2010–2024 con una cifra di poco più di un miliardo.

Una differenza enorme, che certifica e conferma la totale incapacità della classe politica sarda unionista nel difendere i diritti e gli interessi del popolo sardo, già denunciata dagli indipendentisti sin dal 2004.

Chiamare “chiusura della vertenza” e definire “storico” un accordo che recupera poco più di un decimo del credito pregresso – maturato tra il 1991 e il 2004 – significa prendere in giro il popolo sardo. È l’ennesima dimostrazione di quanto la Sardegna abbia bisogno di veri strumenti di sovranità fiscale.

UNA BATTAGLIA STORICA DELL’INDIPENDENTISMO

Per la vera Agenzia Sarda delle Entrate: riscuotiamo le nostre tasse e cancelliamo il debito dell’Italia nei nostri confronti.

L’accordo 2025 tra Giunta Todde e Stato italiano certifica l’impossibilità per la classe politica sarda unionista di difendere gli interessi della nazione sarda e autorizza definitivamente lo scippo istituzionalizzato delle risorse economiche dei sardi.

La nostra proposta,
in breve

Trasformare l’attuale struttura in una Agenzia realmente operativa che riscuota direttamente tutte le imposte maturate nell’Isola.

Garantire alla Sardegna il pieno controllo dei flussi fiscali applicando il principio già previsto dallo Statuto secondo cui la Regione può gestire in autonomia la riscossione tributaria.

Trattenere in Sardegna le somme spettanti e compensarle con il debito storico accumulato dallo Stato italiano. Riscuotere direttamente IRPEF, IVA e accise maturate in Sardegna

Inserimento del concetto di sovranità fiscale nella riforma dello Statuto d’Autonomia della Regione Autonoma della Sardegna.

Il movimento indipendentista Repùblica ribadisce la necessità di istituire una vera Agenzia Sarda delle Entrate, dotata di competenze piene di accertamento e riscossione dei tributi maturati in Sardegna, come previsto dallo Statuto ma mai attuato realmente.

La proposta riprende i contenuti della storica proposta di iRS del 2005 e della battaglia per la legge di iniziativa popolare promossa dagli indipendentisti nel 2012, che raccolse oltre 31.000 firme per chiedere il passaggio da un sistema di semplici quote fiscali a un sistema di fiscalità primaria regionale, in cui la Sardegna incassa tutto e solo dopo conferisce allo Stato quanto dovuto.

Le istituzioni sarde non possono più essere subalterne allo Stato italiano. La Sardegna deve incassare direttamente le imposte maturate nel suo territorio, come già previsto dallo Statuto. La Sardegna ha diritto a riscuotere le proprie entrate, come già fanno regioni europee con autonomia fiscale avanzata.

L’accordo da 1,39 miliardi non chiude nulla: apre una nuova stagione di riforme, conferma l’urgenza strutturale di sovranità fiscale e di autodeterminazione nazionale. Per Repùblica la riforma statutaria deve attribuire alla Sardegna il controllo del proprio denaro. Solo così potremo costruire un’economia forte e finalmente libera dalla subordinazione finanziaria imposta dallo Stato italiano.

L’audizione di Repùblica in Commissione Speciale sulla legge statutaria.

Il 4 dicembre 2025 una delegazione di Repùblica, rappresentata da Gabriele Littera – Sindaco di Serramanna e Presidente di Corona de Logu – è stata audita in Regione dalla “Commissione Speciale sulla legge statutaria e sulle norme di attuazione dello Statuto Speciale”. In questa occasione gli indipendentisti hanno illustrato le loro proposte storiche sulla legge statutaria e sullo statuto, ribadendo che senza sovranità fiscale reale nessuna riforma statutaria potrà garantire alla Sardegna gli strumenti necessari per superare l’attuale crisi economica, politica e democratica.

CRONOLOGIA DELLA VERTENZA ENTRATE

1991-2004
Le origini

La vertenza riguarda il mancato versamento di una larga parte delle entrate tributarie spettanti alla Regione Sardegna in base all’art. 8 dello Statuto speciale.
Lo Statuto assegna alla Regione 7/10 dell’IRPEF riscossa sull’Isola e quote analoghe di altre imposte e IVA.
In realtà, lo Stato ha restituito solo 4/10 dell’IRPEF, trattenendo una parte consistente delle entrate.
Secondo studi della Fondazione Agnelli e fonti ministeriali, tra il 1991 e il 2004 il debito accumulato dallo Stato verso la Sardegna ammontava a circa 10 miliardi di euro.
Nel 2004 la questione esplode in campagna elettorale, sostenuta da movimenti indipendentisti come iRS, e viene fatta propria dal governo regionale guidato da Renato Soru.

2004-2005
LA PROPOSTA DI IRS

iRS propone la creazione della Cassa Sarda delle Entrate, per riscuotere le tasse dei sardi, trattenerle in Sardegna, e girare allo Stato solamente il dovuto. Due anni di iniziative, proposte, incontri, azioni territoriali, occupazioni, volantinaggi e riflessioni politiche sulla necessità di sovranità fiscale per la nazione sarda.

2004-2008
la fase soru

Soru porta avanti la vertenza come tema centrale della sua giunta. 

In sede di trattativa con lo Stato, si ipotizza un accordo per ridurre il credito da 10 miliardi a 
5 miliardi di euro, da rimborsare in dieci anni con rate da circa 500 milioni €/anno. 

Tuttavia, l’accordo non viene mai pienamente attuato. 

Nel novembre 2005, il Consiglio regionale scrive al primo ministro Silvio Berlusconi contestando gli impegni del Governo. 

Lo Stato proponeva un anticipo di circa 99,7 milioni di euro (193 miliardi di lire) per ciascuno degli anni 2004 e 2005. 

La Regione giudicò questa somma insufficiente, poiché rappresentava solo 2/10 dell’IVA, e ribadì la necessità di una soluzione complessiva del contenzioso.

2012
31mila firme

Nel giugno 2012 il comitato Fiocco Verde, legato al movimento indipendentista ProgReS, raccolse oltre 31.000 firme per una proposta di legge regionale di iniziativa popolare. 

L’obiettivo era creare un’Agenzia sarda delle entrate con competenze sulla riscossione dei tributi, per garantire alla Regione un controllo diretto sulle entrate spettanti in base allo Statuto speciale. 

La proposta nacque nel pieno della vertenza entrate, come risposta politica e sociale al mancato trasferimento delle quote fiscali da parte dello Stato. 

Nonostante il sostegno trasversale e numerosi ordini del giorno approvati nei consigli comunali, la proposta non fu mai tradotta in legge.

2009-2012
fase cappellacci

La Regione iscrive a bilancio le prime “rate” di rimborso attese (circa 500 milioni €/anno). 

La Corte dei Conti impugna il bilancio, contestando la legittimità di contabilizzare crediti non ancora riconosciuti dallo Stato. 

La vertenza rimane aperta e diventa oggetto di ricorsi alla Corte Costituzionale.

2014-2024
pigliaru e solinas

Pigliaru avvia tavoli tecnici con il Ministero dell’Economia, stimando il credito in circa 1,7 miliardi di euro, ma senza accordo definitivo. 

Solinas mantiene la linea della rivendicazione, insistendo sul riconoscimento delle somme dovute.

La vertenza rimane irrisolta.

2016
nasce a.s.e.

L’Agenzia sarda delle entrate (ASE) fu istituita solo nel 2016 con la Legge regionale n. 25 del 28 ottobre 2016. 

Le sue funzioni principali sono: 

– Gestione accentrata delle attività di vigilanza, controllo e riscossione dei tributi regionali propri (es. tassa automobilistica, IRAP regionale).
– Monitoraggio delle entrate da tributi devoluti e compartecipati.
– Verifica dei versamenti delle quote di gettito erariale spettanti alla Regione, inclusi quelli previsti dal D.Lgs. 9 giugno 2016 n. 114.
L’ASE non ha mai avuto poteri diretti di riscossione su IRPEF e IVA, che restano tributi statali 
gestiti dall’Agenzia delle Entrate nazionale. 

La Regione Sardegna riceve solo le quote di compartecipazione previste dallo Statuto (7/10 dell’IRPEF e quote analoghe di IVA e altre imposte), ma la riscossione rimane centralizzata a livello statale. 

In pratica, l’ASE può monitorare e verificare i flussi, ma non incassare direttamente queste imposte. La proposta di iRS del 2005 e le 31mila firme del 2012 rappresentavano un tentativo di dare alla Sardegna un vero strumento di autonomia fiscale, ma rimase lettera morta. L’Agenzia sarda delle entrate istituita 
nel 2016 ha funzioni più limitate: gestisce i tributi regionali e monitora le quote spettanti, senza poteri diretti su IRPEF e IVA.

2025
chisura todde

Nel dicembre 2025 la presidente Alessandra Todde firma con il ministro Giancarlo Giorgetti l’accordo che chiude la vertenza:
– 1,39 miliardi di euro in quattro anni.
– Compensazioni 2010–2024.
-Risorse aggiuntive per il 2025–2026.

La Regione ritira i ricorsi pendenti e destina parte delle risorse agli enti locali e alle politiche sociali. L’accordo sancisce anche il riconoscimento del principio di insularità, con fondi specifici per compensare i costi aggiuntivi legati alla condizione geografica.

2025
sovranità

La Sardegna ha diritto a riscuotere le proprie entrate, come già fanno regioni europee con autonomia fiscale avanzata.
L’accordo da 1,39 miliardi non chiude nulla: apre una nuova stagione di riforme, conferma l’urgenza strutturale di sovranità fiscale e di autodeterminazione nazionale.
Per Repùblica la riforma statutaria deve attribuire alla Sardegna il controllo del proprio denaro. Solo così potremo costruire un’economia forte e finalmente libera dalla subordinazione finanziaria imposta dallo Stato italiano.

DOCUMENTI D’ARCHIVIO

Al di là della semplice protesta organizzata da movimenti e sindacati unionisti la proposta di iRS: l’istituzione di una Cassa Sarda delle Entrate.
iRS, pur ritenendo positivo il clima di “ribellione” della Sardegna nei confronti delle continue ingiustizie perpetrate dallo Stato Italiano, ritiene inutile il ripetersi di vecchi modi di agire, tra cui quello di chiedere ancora una volta all’Italia di riparare ai suoi torti, laddove è evidente che non ci si può più fidare e affidare a queste istituzioni non nostre. Continuare a comportarsi così è come dare in custodia le proprie ricchezze ad un ladro e mettere le proprie speranze e il proprio destino in mano al proprio carnefice.
In tal senso appare ambiguo il gesto scontato di presentarsi a Roma ad esprimere il disappunto dei sardi: un gesto che simbolicamente conferma che Roma è il centro e la Sardegna la periferia; che Roma decide e i sardi sembrano non saper fare altro che chiedere, in modo più o meno arrabbiato, che Roma decida bene.
Dunque, pur rispettando l’intento di tante cittadine e cittadini sardi che sinceramente colgono in questa occasione un momento per mostrare che i sardi vogliono far valere i propri diritti, restiamo convinti che, per essere davvero vincente, la lotta deve assumere nuovi modi e nuovi contenuti.
Come iRS afferma già da tempo, la forza dei sardi non sta nel loro disappunto ma nella coscienza dei loro diritti e nella dignità con cui li affermano. La forza dei sardi è nell’intelligenza con cui trovano nuove soluzioni e nel coraggio per applicarle da sé, in modo libero e sovrano.
Per questo iRS rilancia con forza l’unica vera proposta alternativa alla semplice protesta: la decisione unilaterale delle istituzioni del Popolo sardo di versare le tasse, a partire da quest’anno, in una “Cassa Sarda delle Entrate”. Questa è la “proposta iRS”, l’unica proposta concreta e nell’interesse dei sardi che finora sia stata fatta.
In attesa di ottenere quanto già ci spetta in base agli accordi vigenti tra lo Stato italiano e la Sardegna è doveroso, ed è l’unica scelta sensata, rompere fin d’ora il meccanismo perverso che ci ha portati a questa situazione: davanti all’evidenza dello scippo italiano dei soldi dei sardi, con quale coraggio noi e le nostre istituzioni possiamo versare nuovamente i nostri soldi all’Italia?
Non si tratta di arrabbiarsi di più, di tirar fuori un orgoglio momentaneo e inefficace: si tratta di smetterla con la demenza e la sottomissione allo Stato italiano.
Si tratta di avere coraggio di agire da Nazione, da Popolo che decide da sé le soluzioni migliori e più giuste per il suo avvenire. Si tratta di avere il coraggio di inventare le proprie istituzioni future, da Repubblica indipendente: la Cassa Sarda delle Entrate.
Istituire, anche attraverso la generale disobbedienza collettiva del Popolo sardo, una nostra cassa delle entrate sin da quest’anno, è l’unico modo per rompere con l’ingiustizia attuale evitando di perdere ulteriori soldi. Solo questo atto deciso e radicale di autodeterminazione aprirà un serio fronte di contrattazione per la resa dei soldi finora sottratti ai sardi: soltanto se daremo dimostrazione di forza e sovranità lo Stato italiano si sentirà pressato a renderci i nostri soldi, non foss’altro per la paura del nostro indipendentismo.
Noi, ovviamente, ci riprenderemo i soldi. E ci prenderemo anche l’indipendenza, che questa vertenza economica conferma essere fattibile anche dal punto di vista finanziario: basterebbe semplicemente che i sardi avessero a disposizione le proprie ricchezze..

iRS – indipendèntzia Repùbrica de Sardigna, ritiene inaccettabile che la Regione Sardegna ricorra all’attivazione di nuovi mutui per far fronte alla mancata restituzione dei crediti vantati rispetto allo stato italiano.
I 10 miliardi di euro che lo Stato Italiano ci deve vanno quanto prima messi a disposizione delle nostre scelte strategiche, del nostro futuro.
Per questa ragione, iRS ritiene che vada immediatamente riaperta la vertenza con lo stato italiano per garantire una perentoria restituzione di quanto dovuto.
Ritrattare l’accordo Soru-Prodi, sancito nella finanziaria del 2007, diviene un passaggio di fondamentale importanza per far fronte alle sfide imminenti che attendono il nostro sistema economico e sociale.
Solo una classe dirigente miope e inconcludente può pensare di non tutelare i diritti di chi rappresenta per tornaconti di matrice personalistica.
Chi si assume oggi la responsabilità di mettere in secondo piano l’interesse della Sardegna per salvare i conti dello stato italiano dovrà rispondere ai cittadini sardi del proprio operato.
La politica unionista mostra in maniera lampante che il suo tornaconto è differente dagli interessi della stragrande maggioranza dei cittadini sardi, siano essi imprenditori, studenti, pensionati o lavoratori.
iRS si fa portavoce di questi interessi affinché quei soldi vadano a finanziare un imponente piano strategico di rilancio dei nostri comparti produttivi, della qualità dei servizi pubblici, dell’infrastrutturazione del territorio, della nostra qualità della vita, del nostro futuro.
Chiediamo a tutte le forze politiche e sociali di esprimersi su questo fondamentale passaggio per la nostra storia e per il nostro futuro.
Dove sono i sindacati? Dove sono le associazioni degli imprenditori? Dove sono i nostri amministratori locali? Tutti dovrebbero esprimersi, dire la loro affinché non passi inosservato l’ennesimo gesto insensato frutto dell’assenza di dignità e di coscienza nazionale.
Non pagheremo i debiti di chi è incapace di gestire le nostre risorse.
La dignità del nostro popolo viene per l’ennesima volta calpestata, iRS non starà a guardare.
Frantziscu Sanna – Esecutivo Nazionale iRS

iRS riscontra con favore l’ammissione da parte della classe politica sarda dell’esistenza di un grave problema con lo stato italiano relativamente alla compartecipazione ai tributi erariali.
Mentre nei giorni scorsi il PD annunciava di aver scoperto la portata e la gravità della vertenza entrate, poco dopo anche il presidente della regione Cappellacci dichiarava di essere disposto a uno scontro istituzionale per far valere i diritti della Sardegna nei confronti dello Stato italiano.
Evidentemente, la presa di coscienza collettiva su questo tema che noi da anni sollecitiamo sta pian piano maturando.
Tuttavia, non possiamo dirci del tutto soddisfatti per delle prese di posizione, che, nell’imminenza della discussione sulla manovra finanziaria regionale, appaiono votate al velleitarismo e al rivendicazionismo meno efficaci, troppe volte sperimentati in passato. Perdere ancora tempo in attesa di risposte favorevoli da parte di un governo, che a sua volta è ben lungi dal volerle e poterle dare, sa più che altro di propaganda mediatica, finalizzata ad evitare la crescita esponenziale di uno scontento popolare già diffuso e generalizzato.
Le stesse risposte legislative date dalla giunta regionale e votate dalla maggioranza in materia di agricoltura sono del tutto insufficienti e inadeguate, prive di qualsiasi visione prospettica, ben lontane dal toccare i nodi strutturali che relegano un settore vitale al rango di malato terminale sottoposto ad accanimento terapeutico.
Questa inadeguatezza è la sorte che questa classe politica, con i suoi vincoli spesso inconfessabili, i suoi limiti culturali e politici, il suo sguardo miope, il suo disprezzo (a volte dichiarato) per i sardi, sta preparando per l’intera Sardegna.
iRS ripropone con forza l’esigenza di una soluzione decisa e definitiva alla questione delle entrate, con la trasformazione dell’ARASE in un ente di riscossione, oltre che di accertamento, e una pianificazione seria di investimenti nei settori strategici e nei beni collettivi: settore primario, istruzione e università, bonifiche e riconversioni delle aree industriali, sanità e servizi sociali, infrastrutture materiali e immateriali.
Questo deve essere lo scopo di una classe dirigente degna di questa qualifica. Ciò che oggi si sembra drammaticamente mancare nello scenario sardo. Ciò che noi intendiamo essere.

iRS prende atto delle dichiarazioni del governatore Ugo Cappellacci nelle quali si ammette che nonostante la giunta regionale abbia sollecitato il governo italiano, attraverso i canali istituzionali predisposti, ad applicare l’ART. 51 dello Statuto di Autonomia, nessuna risposta è stata data. La regione è quindi impotente. Lo stato di crisi in Sardegna può essere dichiarato solo dallo Stato italiano e questo dimostra per l’ennesima volta i limiti normativi dell’Autonomia.
Tutti gli indicatori indicano che la Sardegna è in stato di crisi, ma le attuali istituzioni sarde sono prive di qualsiasi potere impositivo capace di far fronte a questo stato di cose.
iRS da tempo sostiene che la Sardegna deve esercitare piena sovranità in materia economica e fiscale. Gestire i propri tributi significa gestire le proprie risorse in base alle esigenze reali dell’Isola, senza dover aspettare “governi amici” che mettano fine a una “Vertenza Entrate” mai risolta.
La consigliera regionale Claudia Zuncheddu ha richiesto una convocazione straordinaria del Consiglio regionale il quale dovrebbe votare all’unanimità la richiesta di applicazione dell’ART. 51. In questo modo la classe politica sarda farebbe un gesto di maturità e nello stesso tempo dovrebbe prendere atto di un eventuale rifiuto nell’applicare l’articolo nonostante un’esplicita richiesta della massima Assemblea Sarda.
La sovranità fattuale della Sardegna rimane il vero nodo da sciogliere se si vuole dare un cambio di rotta al futuro dell’Isola. Decidere noi del nostro futuro è fondamentale per costruire una Sardegna indipendente e capace di governare basandosi sul trinomio sovranità-sviluppo-benessere.

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L’operazione porta la firma del Servizio Finanziario e dell’Assessorato al bilancio del Comune di Perfugas che, dopo due anni di monitoraggio, ha portato a casa un tesoretto a sei cifre quantificato in circa 507 mila euro.
La politica di risparmio ed ottimizzazione della spesa, portata avanti in questi due anni sia dall’Assessorato ai Servizi Sociali e Pubblica Istruzione, sia dall’Assessorato ai Lavori Pubblici, ha generato ulteriori risorse accantonate che sommate al rimborso IVA appena recuperato arrivano a sfiorare il milione di euro.
«Generare un risparmio di quasi un milione di euro in soli due anni di amministrazione è una dimostrazione di efficienza, perché nonostante i drastici tagli dello stato Italiano, siamo riusciti a garantire i servizi essenziali ed allo stesso tempo ad accantonare risorse per proteggere il Comune dai contenziosi esistenti e dai debiti latenti, come per due cause relative a espropri fatti dal Comune 30 anni fa, e del debito potenziale nei confronti di Abbanoa, alla quale abbiamo fatto causa tramite un pool di avvocati.
Il Comune ha riscosso il rimborso del credito IVA dall’Agenzia delle Entrate, che era dovuto in base al credito minore dell’ultimo triennio sull’IVA pagata per beni e servizi acquistati dal comune. Questa è una politica di sovranità applicata, non capisco perché i nostri predecessori abbiano ignorato questa possibilità di riportare nelle casse del comune una tale somma. Queste risorse appartengono alla comunità e verranno utilizzate per migliorare i servizi per la comunità di Pèrfugas».
La Giunta dopo una scrupolosa analisi della situazione economica del Comune di Pèrfugas e delle rispettive pendenze ereditate dalle precedenti amministrazioni ha deciso di gestire gli oltre 500 mila euro nel seguente modo:
– 360 mila euro verranno vincolati cautelativamente per la vertenza del Comune contro Abbanoa, relativamente alle forniture idriche “a bocca di serbatoio” dal 2006 ad oggi;
– 40 mila euro saranno investiti per la Sovranità idrica, al fine di migliorare il funzionamento del servizio idrico integrato e garantire le riparazioni ordinarie e straordinarie della rete, ricordando che il Comune di Pèrfugas, non avendo aderito ad Abbanoa, deve sostenere il funzionamento della rete idrica con risorse proprie e senza contare sul rimborso regionale;
– 11 mila euro saranno destinati alle politiche di Sovranità Alimentare e serviranno per cofinanziare il bando per la valorizzazione della filiera corta, finanziato da apposito contributo regionale;
– 16 mila euro verranno impiegati nel campo dell’istruzione per cofinanziare la creazione della sezione primavera per i bambini della scuola materna, oggetto a sua volta di apposito contributo regionale.
La restante parte del rimborso è stata utilizzata per la copertura di vari servizi ed interventi strutturali, oltre che per la formazione del Fondo Svalutazione Crediti relativo a ICI, TARSU e canoni idrici in contenzioso di importo rilevante, come richiesto dalle più recenti disposizioni di legge.
In soli due anni di amministrazione, la Giunta Satta è quindi riuscita a creare un fondo di risparmio consistente, che non ha comunque impedito il cofinanziamento di progetti mirati alla valorizzazione e recupero del patrimonio comunale come previsto dal programma amministrativo, mettendo in campo progetti finanziati e in corso di finanziamento per oltre 3 milioni di euro, che si auspica di vedere realizzati nel breve-medio termine.
«Sollecitiamo tutti i comuni della Sardegna, a togliere la delega a Equitalia – dice il Sindaco Mario Satta – e ad applicare politiche di sovranità il cui beneficio ricada interamente sulla collettività. Anche se le norme più recenti impongono di mantenere la riscossione presso Equitalia per quanto riguarda la parte sanzionatoria (statisticamente ogni anno un terzo dei tributi va in mora), il solo fatto di gestire direttamente la riscossione ordinaria con il personale del Comune ci permette di risparmiare nel 2012 oltre 15 mila euro, che vengono destinati al miglioramento degli altri servizi per la comunità di Pèrfugas».