Per una Sardegna di pace c’è bisogno di indipendentismo
Se mettiamo alla base della nostra proposta politica il fatto di essere indipendentisti, è perché solo questa prospettiva, mentale prima che politica, assicura una corretta lettura delle dinamiche istituzionali che consentono la predominanza degli interessi dello Stato italiano rispetto a quelli della nostra terra.
Lavoriamo per la crescita della coscienza nazionale sarda e siamo impegnati da decenni nel proporre una visione di Sardegna interconnessa, aperta, con soggettività politica internazionale, ponte tra Europa e Nord Africa, tra Occidente e Medio Oriente.
L’opposto di quello che ha costruito lo Stato italiano con l’aiuto della classe politica sarda unionista di centrodestra e centrosinistra. La Sardegna che viviamo oggi è periferica, dipendente, passiva, invisibile e chiusa in se stessa.
La centralità geopolitica della Sardegna è una risorsa preziosa sottratta al nostro popolo e gestita dallo Stato italiano che la sfrutta esclusivamente nell’interesse suo e dei suoi alleati politici e militari.
“La Sardegna è l’isola più periferica del Mediterraneo”. Alcuni esponenti sardi del centrosinistra italiano hanno raggiunto queste vette di assurdità logica, a dimostrazione della totale mancanza di coscienza della nostra identità collettiva di popolo da parte di una classe dirigente che gestisce il potere da più di 80 anni.
Nella nostra Isola si svolgono incontri trilaterali e segreti tra USA, Israele e Qatar sul destino di Gaza.
Alla nostra terra sono stati imposti poligoni militari affittati agli eserciti di tutto il mondo per sperimentare la morte; sopportiamo la presenza di una fabbrica di armi e droni killer destinati anche all’esercito israeliano, utilizzati per massacrare il popolo palestinese.
Navi militari italiane approdano nei nostri porti per fare bella mostra di sé. E le istituzioni locali organizzano visite a bordo per gli studenti di ogni ordine e grado. Abbiamo le tasche piene della cultura bellicista che, nonostante la Costituzione più bella del mondo, lo Stato italiano continua a propinarci e a imporci.
Alla luce dei recenti sviluppi e delle modalità della guerra contro l’Iran, ribadiamo con ancora maggiore fermezza il nostro approccio alle dinamiche internazionali. L’escalation in atto nel Medio Oriente e l’incapacità dell’Europa di pronunciarsi sensatamente rendono ancora più urgente e necessaria una presa di posizione netta: la Sardegna non può e non deve essere pedina di guerre che il nostro popolo non ha mai scelto di combattere.
Come indipendentisti sardi, se fossimo al governo della Regione Autonoma della Sardegna, ci esporremmo in modo chiaro e veemente contro qualsiasi ipotesi di coinvolgimento delle basi militari italiane imposte alla nostra terra in questo ulteriore conflitto.
Le donne e gli uomini di Repùblica lavorano da sempre per fare della Sardegna una terra di pace e dialogo, di confronto e mediazione, nell’interesse dei popoli che ci circondano, degli attori del contesto geopolitico in cui viviamo e del nostro popolo. Lavoriamo affinché in futuro siano le istituzioni sovrane sarde a governare, gestire e organizzare summit di pace e soluzioni politico-diplomatiche ai conflitti, non a ospitare o tollerare in silenzio le logiche di guerra altrui.
Lavoriamo per costruire la nazione sarda di domani, libera, giusta e degna. La guerra non sarà mai la nostra cultura.
